PAROLA… NON PAROLE

Lunedì, 24 agosto 2026

“Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta, perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco. Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti come ascoltano i discepoli.” (Isaia 50:4)

Non c’è mai stata tanta diffusione di parole come oggi, eppure capita sovente che non siano altro che “tanto rumore per nulla”: emozionano, motivano, commuovono, ma nulla cambiano, e quasi nulla aggiungono alla vita di chi le ascolta.
Il nostro testo ci dà l’occasione per una riflessione che non vogliamo sprecare: il servo del Signore non è mandato ad aiutare “a parole”, ma ad aiutare “con la parola chi è stanco”. Una cosa è il rumore, altra è quella parola che tocca il cuore, i sentimenti e i pensieri, e produce vita, come sempre fa la Parola di Dio.
Ma da dove procede il “potere” di questa parola e da dove scaturisce la sua capacità di sollevare e sostenere? Non certo dall’uomo, né dalla ricerca, dall’accademia o dall’oratoria, ma dall’Alto.
Il profeta, infatti, dice: “il Signore mi ha dato una lingua pronta”, ma anche “mi ha aperto l’orecchio”. Il servo parla bene e in maniera efficace, perché prima ascolta, come il bambino ripete le parole che ha udito.
Chi non riceve nulla, nulla ha da offrire. Chi non è disposto ad ascoltare, anche se parlerà e potrà suonare piacevole, non avrà molto da comunicare, ancor meno da produrre.
La parola che cura, inoltre, non è del tipo che si “accantona” a lungo termine, ma come la manna va prelevata ogni giorno: “Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio”. Si tratta di un ascolto che si rinnova giorno dopo giorno, non un armamentario di slogan, massime e luoghi comuni, raccolti una volta per tutte e usati alla bisogna.
In estrema sintesi, dobbiamo capire che ascoltare senza parlare ci rende sterili, parlare senza ascoltare ci rende pericolosi, ascoltare ogni mattina per poi parlare ci rende discepoli.
Se limitassimo il testo all’esperienza del profeta Isaia o alla profezia perfettamente compiuta in Cristo, Colui che solo “ha parole di vita eterna”, sarebbe un errore drammatico che dobbiamo evitare assolutamente.
Preghiamo che l’Iddio che “dà forza allo stanco” ci risvegli l’orecchio ogni mattina, perché la Sua parola sia sempre nuova al nostro cuore e, per mezzo di noi, raggiunga chi accanto a noi, in casa o al lavoro, sta per mollare.
E, se stamattina lo stanco sei tu, il Signore non solo ti vuole fortificare, ma anche renderti capace di aiutare qualcun altro accanto a te, stanco come te, con la Sua parola!