
Lunedì, 6 luglio 2026
“Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta” […] Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali” (Luca 15:11-24)
Talvolta anche le storie che conosciamo meglio rischiano di appiattire non soltanto la narrazione, ma la comprensione stessa. Senza volerci soffermare sui dettagli di una parabola nata per rispondere all’accusa mossa al Signore: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”, la parabola del figliol prodigo ci mostra come il finale peggiore di una storia possa iniziare con una decisione che sembrava ben lontana dalle sue conseguenze.
Nessuno poteva prevedere che un primo passo verso l’indipendenza, la richiesta anticipata della propria eredità da parte di un figlio adulto, avrebbe condotto quel giovane uomo nel punto più basso della miseria. Il lieto fine, con il ritorno in sé, il ravvedimento e il ritorno a casa, non deve farci dimenticare che molte cadute rovinose iniziano con piccoli cedimenti che appaiono insignificanti ma che possono condurre alla rovina.
Pensiamo a Davide e alla sua scelta di restare a Gerusalemme mentre i suoi uomini andavano in guerra: all’apparenza soltanto la rinuncia a un’abitudine ormai consolidata, per un re che aveva sempre combattuto insieme ai suoi uomini. Eppure da quel momento di distrazione nacque lo sguardo su Bat-Sceba, e da quello sguardo tutto ciò che ne seguì: l’adulterio, l’inganno, l’omicidio. Non fu la guerra a farlo cadere, ma la scelta di restare a casa. Tra quella scelta e l’omicidio non ci fu un salto improvviso, ma una catena di passi, ognuno dei quali sembrava, preso da solo, ancora rimediabile: è in quel mezzo, non nei due estremi, che maturò la caduta di Davide.
Se persino l’uomo secondo il cuore di Dio poté cadere in una spirale così rovinosa a partire da una distrazione iniziale, vogliamo imparare a non distrarci mai dall’attenzione che è richiesta riguardo alla nostra salvezza e al nostro rapporto con Cristo. Non si tratta di vivere nella paura, ma di conoscere, apprezzare e custodire il dono di Dio per restare al sicuro da ogni pericolo. Come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?
