
Lunedì, 24 novembre 2025
Quelli tirarono su Geremia con delle funi e lo fecero salir fuori dalla cisterna. Geremia rimase nel cortile della prigione (Geremia 38:13)
Geremia a causa della sua fedeltà a Dio, era gettato in una cisterna nel cortile della prigione di Gerusalemme; nella cisterna non c’era acqua ma solo fango, e il profeta sprofondò nel fango. La storia mostra come il Signore usò la sensibilità di un etiope per liberare il Suo servitore. Ebed-Melec, questo il nome del “salvatore”, con grande compassione trasse il profeta fuori dalla cisterna liberandolo dalla morsa del fango.
Il risultato di questa liberazione, però, potrebbe lasciarci un po’ perplessi: Geremia fu liberato, ma rimase nel cortile della prigione, fino al giorno che Gerusalemme fu presa. Lo scopo di Dio, infatti, non era quello di rendere agiata e piacevole la sua vita, ma di lasciare un fedele testimone della verità in una città prossima al giudizio.
Dobbiamo ammettere che talvolta non siamo in grado di riconoscere le risposte divine perché non corrispondono alle nostre attese. Questa difficoltà nel fidarci è spesso il sintomo della nostra incapacità di comprendere e accettare l’avanzamento del Suo piano nella nostra vita. E ciò avviene non solo per le cose materiali, ma anche per il nostro servizio spirituale: non vediamo oltre il “successo” e la “benedizione” del momento.
Eppure, basterebbe pensare a ciò che accadde a Paolo quando, liberato dal complotto dei Giudei, rimase anni in carcere, naufragò sugli scogli di Malta, fu morso da una vipera… tutto questo semplicemente per annunciare l’Evangelo a chi ne aveva bisogno. Come Geremia, Paolo visse con l’unico scopo di glorificare Dio e compiere fedelmente il suo servizio, tanto da arrivare a scrivere “… quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo” (Filippesi 1:12).
Signore, aiutaci a fidarci di Te!
