NE VALE LA PENA?

Lunedì 18 maggio 2026

“Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora” (Filippesi 1:3-5)

Paolo scrive da una prigione, una tappa “difficile” della sua vita e del suo ministerio che hanno conosciuto prove di ogni tipo: opposizioni, contrasti e sofferenze. Eppure, le sue parole non fanno trapelare stanchezza, ma traboccano di gratitudine per la testimonianza dei Filippesi “… dal primo giorno fino ad ora”.

La frase contiene una storia che comincia a Troas, dopo una serie di eventi apparentemente confusi, disorientanti. Paolo aveva una direzione in mente, ma lo Spirito Santo gliela aveva chiusa, pezzo dopo pezzo: prima l’Asia, poi la Bitinia. Poi, di notte, una visione: un Macedone gli stava davanti e lo pregava: “Passa in Macedonia e soccorrici” (Atti 16:9). Non era la rotta che aveva immaginato ma, evidentemente, era quella che Dio aveva preparato per lui e per la sua “squadra”. Il passaggio dall’apparente disorientamento alla certezza determinata e solerte (“cercammo subito di partire… convinti”) rivela non tanto e non soltanto il carattere di Paolo, ma la sua totale dipendenza dal Signore delle mésse.

L’ubbidienza a quella voce portò i missionari a Filippi, dove dapprima Lidia, poi una ragazza posseduta e la famiglia del carceriere sperimentano la potenza salvifica dell’Evangelo, diventando il primo nucleo di una comunità che Paolo, anni dopo, chiamerà “allegrezza e corona mia” (Filippesi 4:1).

È impossibile contenere in una breve meditazione la portata della relazione di Paolo con Filippi e con i Filippesi, ma quel “…fino ad ora” emana un senso di gratitudine e di “appagamento” commoventi. La loro esistenza era la prova che Dio aveva onorato la resa di un Suo servitore che aveva scartato i propri piani per imboccare la Sua rotta.

Quella rotta era passata per il carcere, quel frutto era arrivato attraverso umiliazioni, lacerazioni e sofferenze, ma ne era valsa la pena!

Cari amici e fratelli, Paolo non ci è presentato come un eroe inarrivabile, ma come un esempio di vero servizio, che ci incoraggia a riconoscere nelle porte chiuse la guida di Dio, a essere pronti a ricevere la Sua visione, anche quando ci conduce dove non avremmo scelto, a fare ciò che non avremmo previsto.

Siamo pronti a rinunciare alla nostra rotta, a fidarci abbastanza da partire verso l’ignoto?

La fatica del servizio reso nell’ubbidienza non è mai vana: Dio comincia un’opera e la conduce a compimento. Ne vale sempre la pena.