
Lunedì 11 maggio 2026
“Padre, io voglio che dove sono io siano anche quelli che tu mi hai dato”
“… non come io voglio, ma come tu vuoi”
(Giovanni 17:24; Matteo 26:39)
C’è una distanza di poche ore tra le due preghiere riportate nei nostri versetti, eppure tra di esse c’è un abisso che solo l’amore di Cristo può spiegare. Dopo la cena e prima di uscire verso il Getsemani, Gesù si rivolge al Padre con una “fermezza” che non smette di sorprendere: “Padre, io voglio…“. Il verbo originale esprime una volontà piena, deliberata, assertiva, mostrando che il Figlio di Dio “vuole” la nostra comunione eterna con Lui e lo afferma con la sicurezza di chi ha l’autorità di ottenerla.
Poche ore dopo, nel Getsemani, lo stesso Gesù si prostra a terra e lo stesso verbo compare ancora, ma in direzione opposta: “… non come io voglio, ma come tu vuoi“.
Questa volta però il verbo si ripete tre volte, con una profondità di abbandono filiale che non smette di commuovere. Nella Sua passione, mentre Lo aspettavano l’umiliazione, la sofferenza e la croce, Gesù sottomette totalmente la Sua volontà, pronto a bere, fino alla fine, il Suo calice.
Ci rendiamo davvero conto di che cosa significa questo?
Per noi, la volontà di Cristo è assertiva e certissima; per Sé, è pienamente sottomessa. Egli stesso ha detto: “per loro io mi santifico” (Giovanni 17:19). Quella santificazione fu la passione e la croce, un sacrificio “reale”, non un gesto simbolico e indolore, ma una deliberata scelta d’amore, come Egli stesso aveva già dichiarato, quella stessa sera: “Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici” (Giovanni 15:13).
Cari amici e fratelli, questa verità dovrebbe trasformare non solo la nostra preghiera ma la nostra vita, la valutazione delle nostre priorità e l’intensità del nostro servizio.
Da un lato, possiamo appoggiarci con certezza assoluta alla buona volontà di Dio, che non dipende dalla nostra capacità e dai nostri meriti. Dall’altro, siamo chiamati a imitare l’esempio di Gesù nel Getsemani: a presentare le nostre richieste, le nostre paure, i nostri “calici” al Padre, sempre in un’attitudine di sottomissione fiduciosa che è la più alta forma di fede.
Siamo davvero disposti a pregare così?
Che Colui che ha voluto con tanta certezza la nostra salvezza ci insegni la bellezza del “… non come io voglio, ma come tu vuoi“.
