
Giovedì, 1° gennaio 2026
“Dio disse a Giacobbe: «Àlzati, va’ ad abitare a Betel; là farai un altare al Dio che ti apparve quando fuggivi davanti a tuo fratello Esaù»” (Genesi 35:1)
Nel nostro testo Dio chiede a Giacobbe di tornare a Betel, il luogo in cui aveva vissuto un’esperienza straordinaria e nel quale aveva compreso che Dio non è lontano, non è assente dal cammino dell’uomo. Tornare in quel luogo significava, per Giacobbe, tornare a quel Dio che gli si era rivelato, una rivelazione che, nella prospettiva biblica, trova il suo compimento in Cristo, Colui nel quale le promesse di Dio trovano il loro compimento.Consapevole di questo, Giacobbe prepara il viaggio chiedendo anzitutto alla sua famiglia di togliere gli idoli, di purificarsi e di cambiare le vesti. Non si tratta di un tentativo di guadagnare il favore di Dio, ma della risposta riverente a una grazia che lo aveva preceduto. La chiamata di Dio a tornare a Betel produce un riordino della vita.All’inizio di un nuovo anno siamo invitati a fare lo stesso: riconoscere ciò che ha preso spazio nel nostro cuore al posto di Dio, accogliere la Sua opera di purificazione e lasciarci rinnovare nell’identità che Egli ci ha donato in Cristo.Nel piano di Dio, tornare a Betel non era un ritorno nostalgico al passato, ma anzitutto un atto di riconoscenza. Là Giacobbe avrebbe costruito un altare al Dio che lo aveva ascoltato nel tempo dell’angoscia e lo aveva accompagnato lungo tutto il cammino.In questo viaggio che lo riportava indietro per condurlo avanti, Giacobbe non fu lasciato a se stesso, ma Dio vegliò su di lui impedendo a chiunque di fargli del male.Infine, quando Giacobbe giunse a Betel, appare chiaro che il suo ritorno al passato aveva lo scopo di una nuova rivelazione e di una nuova benedizione, che lo avrebbe condotto verso nuovi traguardi. A Betel Dio gli aveva già detto, più di vent’anni prima, che la benedizione non era fine a sé stessa: “tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza”. Questo riferimento, che trova il suo pieno compimento in Cristo, ci ricorda che la benedizione di Dio è sempre orientata agli altri, chiamata a diventare dono condiviso.Cari fratelli e amici, questa storia ci ricorda che anche nella nostra vita, talvolta, prima di andare avanti, è necessario tornare alle radici della nostra esperienza con Cristo, per non costruire su fondamenta fragili.Perciò, in questo tempo di passaggio, mentre entriamo nel nuovo anno con fiducia, vogliamo ricentrare la nostra vita su Cristo, rifondare la nostra fiducia sulle promesse del Dio fedele e riconsacrarci a Lui per essere strumenti attraverso i quali la Sua benedizione possa raggiungere molti altri, portando il gioioso messaggio del Vangelo, benedicendo “altre famiglie” con la nostra vita.
