
Lunedì, 17 agosto 2026
“Guardaci!… Dell’argento e dell’oro io non ne ho… Perché fissate gli occhi su di noi…?” (Atti 3:4, 6, 12)
Era l’ora nona, le tre del pomeriggio, e Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera quando un uomo zoppo fin dalla nascita, deposto ogni giorno presso la porta detta “Bella”, chiese loro l’elemosina. La prima parola di Pietro sembra chiamare gli sguardi su di sé: “Guardaci!”.
Quell’invito, però, non ha nessuno scopo esibizionista, nessuna strategia comunicativa. Ciò che Pietro mette davanti agli occhi di quell’uomo è la propria povertà: “Dell’argento e dell’oro io non ne ho”. “Guardaci ”, dunque, per vedere ciò che non abbiamo, ciò che non siamo, ciò che non possiamo.
L’apostolo attira lo sguardo soltanto per scoraggiare ogni attesa di risposta da lui, giacché l’unica cosa che “possiede ” è il nome di Gesù Cristo il Nazareno, quel Nome per mezzo del Quale quello zoppo si alzerà e camminerà.
Quando poi la folla accorre stupita e fissa i due che apparivano evidentemente i “protagonisti” del miracolo, Pietro rovescia il ragionamento : “Perché fissate gli occhi su di noi?”.
La domanda non nasconde falsa modestia, e neanche un artificio retorico psicologico, ma espone una profonda verità: il miracolo non certifica gli uomini, glorifica il Signore: “Per la fede nel suo nome, il suo nome ha fortificato quest’uomo”.
Viviamo in un tempo che sui “social” spinge ciascuno a farsi guardare, ad accumulare consensi e a esporre la propria immagine, e la stessa chiesa rischia di continuo il “a me gli occhi”.
Dio ci aiuti a fare come Pietro, a scegliere di essere “antisocial”, e come lui a far sì che l’attenzione sia puntata su ciò che conta: “non a noi, ma a Lui”.
Davanti alle necessità di un mondo che “giace sotto il potere del maligno” non abbiamo nulla di nostro che possa davvero aiutare, ed è proprio questa povertà la nostra ricchezza: quando nulla in noi attira gli occhi, ogni sguardo può correre più libero verso Cristo, perché molti Lo vedano, Lo conoscano, Lo sperimentino, Lo amino e Lo servano.
