
Lunedì, 3 agosto 2026
Siano come l’erba dei tetti, che secca prima di crescere! Non se ne riempie la mano il mietitore, né le braccia chi lega i covoni… (Salmo 129:6, 7)
Il nostro testo paragona i nemici di Dio all’erba dei tetti, un’immagine tanto comune quanto impietosa. Sui tetti di terra battuta un seme, portato dal vento o da un uccello, germoglia in fretta, perché il terriccio gli dà giusto l’umidità per spuntare, non la profondità per radicarsi.
Capita di vederlo ancora oggi sugli edifici storici, dove la vegetazione spontanea si insinua nelle crepe e arriva a scardinare pietra e cemento.
Quella vita, rapida e vistosa, si secca prima ancora di crescere, prima di produrre qualsiasi frutto. Il mietitore non se ne riempie la mano, chi lega i covoni non trova nulla da raccogliere.
Perché fallisce? Perché non ha profondità. Sta “in vista”, esposta sul tetto, e lì muore. Non mette radici vere, dunque non porta vero frutto; dura una mattina e intanto guasta il tetto su cui si aggrappa. È la stessa altezza “ambita” nelle prime tentazioni, quella di Lucifero nel cielo e della donna nell’Eden, l’illusione di salire che finisce in caduta rovinosa.
Il Vangelo capovolge questa logica. Colui che era in alto non si è aggrappato alla Sua altezza: si è fatto carne, abbassandosi fino alla morte di croce, e proprio nella morte ha portato molto frutto, come il granello di frumento che cade in terra e muore.
Nessuno di noi è del tutto immune dalla tentazione di essere visto e ammirato, scambiando la visibilità con l’approvazione di Dio. Ma una vita in alto e senza radici non produce nulla, appassisce prima di crescere, non senza danno per le strutture su cui è spuntata.
Un altro canto delle ascensioni come il nostro, il Salmo 131, indica l’altra strada, quella dell’anima acquietata, e descrive il credente che ha deposto gli occhi alteri e rinunciato alle “cose troppo grandi e troppo alte”; ha “calmato la propria anima, come un bambino in braccio a sua madre”. Non pretende di elevarsi né di mettersi in mostra, ma è appagato e non chiede altro.
Dio ci preservi dallo spirito di protagonismo di questo nostro tempo, quando, anche con i migliori sentimenti, pensiamo che noi stessi, la chiesa, il Vangelo abbiano bisogno di essere messi in vista per essere efficaci, perché non è così.
Lo stesso Isaia, che paragona i superbi all’erbetta dei tetti destinata a seccare, promette a chi resta umile che “metterà ancora radici in basso” e proprio così “porterà frutto in alto” (37:27, 31).
