
Lunedì 13 aprile 2026
“Gedeone arrivò al Giordano, lo passò con i suoi trecento uomini, i quali, benché stanchi, continuavano a inseguire il nemico”(Giudici 8:4)
Due parole riassumono tutto: benché stanchi. Stanchi, eppure in marcia, ancora al fianco del loro comandante, a inseguire un nemico che sembrava lontano ma non era ancora sconfitto.
La storia di Gedeone e dei suoi trecento non è la storia di uomini eccezionali: è la vicenda della fede ordinaria che avanza, nonostante il peso della stanchezza.In questo racconto non si scorge alcun supereroe, né Gedeone né i suoi lo erano; vediamo uomini esausti che hanno scelto di non cedere.
La fede non ci rende invulnerabili alla fatica. Non ci preserva dall’affanno delle lunghe battaglie, dalla pesantezza dei giorni difficili, dalla concreta impressione che le forze stiano per venire meno. La stanchezza fa parte della vita del credente, ne accompagna il cammino, talvolta ne condiziona la lotta.
Non è infatti per caso, né per retorica se Isaia ci parla così dell’Iddio d’Israele: “Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato. I giovani si affaticano e si stancano; i più forti vacillano e cadono; ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano” (40:29-31).
La promessa, dunque, non è per gli “instancabili”, ma per quelli che, confidando nel Signore, vedranno rinnovato il loro vigore. La grazia non elimina la battaglia, ma la sostiene. E lo fa a partire da un fondamento che precede ogni nostro sforzo, ricordando che la nostra storia con Cristo è cominciata così: “Mentre noi eravamo ancora senza forza, Lui, a suo tempo, è morto per gli empi” (cfr. Romani 5:6).
Non quando eravamo forti, né perché eravamo meritevoli e nemmeno quando eravamo pronti, ma nella nostra impotenza più totale. È alla croce, mediante la sola fede, che abbiamo ricevuto la “capacità” di sconfiggere il peccato, di resistere nella prova servendo il Signore con gioia.
Cari amici e fratelli, la stanchezza naturale non diventi mai per noi motivo di resa o di autocommiserazione, ma tenendo gli occhi puntati su Cristo vogliamo ricordarci delle parole del “prigioniero di Cristo” che privo della libertà, con la salute malconcia, spesso nella solitudine, osava dire: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica!”
Il cammino è difficile, la battaglia è dura, ma se confidiamo nel Signore egli ci darà la forza di andare avanti. Benché stanchi.
