
Lunedì, 14 luglio 2025
Elifaz di Teman disse: “Tu ne hai ammaestrati molti, hai fortificato le mani stanche; e le tue parole hanno rialzato chi stava cadendo, hai rafforzato le ginocchia vacillanti; e ora che il male piomba su dite, ti lasci abbattere; ora che è giunto fino a te, sei tutto smarrito” (Giobbe 4:3-5)
La Bibbia spiega chiaramente che le parole di Elifaz (e dei suoi amici) non furono gradite da Dio, e il nostro testo ne è una chiara rappresentazione. Elifaz, infatti, rimproverava Giobbe: “Tu, per molti, sei stato un maestro, hai consolato chiunque era abbattuto. Con le tue parole hai dato forza agli sfiduciati, coraggio a quanti tremavano le ginocchia. Ma ora, che sei stato colpito anche tu, diventi impaziente e sei sconvolto” (TILC).
Ciononostante, le parole di Elifaz, sebbene pronunciate in modo superficiale e giudicante, offrono una descrizione del carattere di Giobbe: un credente in grado di ispirare chiunque desideri vivere la propria fede in modo da avere un impatto sulla vita degli altri, per glorificare Dio, l’Autore di quella fede.
La descrizione, tra l’altro, rivela la ragione del profondo fastidio di Satana, non solo per l’integrità di Giobbe e per la sua relazione con Dio, ma anche per il notevole impatto che egli aveva sulla vita degli altri.
Incontrare Giobbe, per i suoi contemporanei, era sempre un’occasione per imparare qualcosa, essere fortificati, incoraggiati, risollevati e spronati. Era, insomma, un punto di riferimento per saggezza, conforto e sostegno spirituale nella sua comunità.
Cari amici e fratelli, noi che abbiamo conosciuto Gesù e fatto esperienza della Sua grazia, avendo ricevuto molto più di quanto Giobbe potesse desiderare, non siamo sfidati dalla sua fede?
Quante volte, con le nostre parole, finiamo per fiaccare, scoraggiare e affossare chi ci sta accanto, proprio mentre avrebbe solo bisogno di essere ascoltato e incoraggiato?
Nei giorni a venire, mentre intorno a noi si odono silenzi imbarazzanti, parole distaccate e giudizi avventati, Dio ci usi per aiutare gli altri con “parole che conferiscono grazia a chi le ascolta”.
