GENTE ORDINARIA, GRAZIA STRAORDINARIA

Lunedì 5 gennaio 2026

“Sansone le rispose: «Se mi si legasse con sette corde d’arco fresche, non ancora secche, io diventerei debole e sarei come un uomo qualsiasi» (Giudici 16:7)

Nella storia di Sansone c’è un equivoco che assomiglia a una certa spiritualità contemporanea: l’idea, spesso implicita, che il credente debba diventare eccezionale. Sansone non lo era. La sua forza non era naturale, né un tratto stabile della sua persona. Era un dono legato alla chiamata di Dio, inseparabile dalla consacrazione.  L’espressione di Sansone, ripetuta tre volte a Dalila: “sarei come un uomo qualsiasi”, sembra riconoscere, almeno a parole, che senza l’aiuto ricevuto non sarebbe stato diverso dagli altri. Tuttavia, non pare l’avesse davvero interiorizzato: parlava della normalità come di una possibilità futura, mentre era la sua condizione reale da sempre.Sansone non era eccezionale; eccezionale era la forza di Dio che lo sosteneva. La tragedia della sua vita non fu l’essere ordinario, ma il vivere come se il dono potesse diventare una proprietà personale, capace di durare anche senza la consacrazione.Soltanto alla fine, umiliato, deriso e sconfitto, Sansone tornò a dipendere, a conferma che quando la fede diventa “debole”, torna ad essere vera.Concludendo, dovremmo ricordare che questa verità ha il suo centro nell’Incarnazione. Il Figlio di Dio non cercò di apparire straordinario: “non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi” (Isaia 53:2). Se Lui stesso si fece uno come noi, perché fare del Vangelo l’occasione per essere o apparire eccezionali?Riconoscere la nostra ordinarietà significa comprendere che l’efficacia della fede non consiste nel distinguersi, ma nel dipendere. Ciò che è davvero eccezionale non siamo noi, ma la grazia che, mediante la fede, ci è donata per annunciare Cristo al mondo ed edificare la Sua chiesa.Dio ci aiuti a non dimenticarlo.