
Lunedì, 6 ottobre 2025
“Allora il re Ezechia e il profeta Isaia, figlio di Amots, pregarono a questo proposito e alzarono fino al cielo il loro grido” (2Cronache 32:20)
L’episodio cui fa riferimento il nostro versetto riguarda l’offensiva degli Assiri contro Giuda e Gerusalemme, che fu sventata grazie a un intervento soprannaturale che causò la sconfitta dell’esercito invasore.
Gli emissari di Sennacherib avevano gridato a gran voce, in lingua giudaica, al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e conquistare la città.
Il cronista, sintetizzando gli eventi riportati anche nel libro dei Re e in quello di Isaia, ci informa che il re e il profeta pregarono e alzarono il loro grido fino al cielo, realizzando così la liberazione divina.
La storia, nella sua semplicità, insegna tante cose, ma l’aspetto che oggi vogliamo sottolineare è l’efficacia della preghiera, mettendo in particolare evidenza come la preghiera di pochi possa essere causa di liberazione, benedizione e salvezza per tanti.
La storia biblica è ricca di esempi di fede, preghiera e intercessione, in cui pochi (come Daniele e i suoi amici) o singoli uomini di Dio (come Abraamo, Mosè, Neemia…) con la loro preghiera e intercessione furono strumenti di benedizione per tanti.
Cari amici e fratelli, mentre inizia la nostra settimana di preghiera, in un mondo dove la “dittatura dei numeri” e il bisogno di clamore finiscono per scoraggiare e persino ridicolizzare la preghiera dei pochi, chiediamo al Signore di aiutarci ad accogliere la Sua chiamata a intercedere per gli altri.
Anche se dovessimo essere in pochi, perfino da soli, manteniamo la certezza che il Signore non rigetterà la nostra preghiera. Rimaniamo fiduciosi che Egli compirà la Sua opera in nostro favore, delle nostre famiglie, della nostra comunità e di chiunque Gli presenteremo.
“Molto può la preghiera del giusto fatta con efficacia” (Giacomo 5:16).
