
Lunedì, 15 dicembre 2025
“Io non morirò, anzi vivrò, e racconterò le opere del Signore.” (Salmo 118:17)
Il Salmo 118, presentando la figura del giusto sofferente che Dio libera, applicato a Cristo, assume un valore profetico: sofferenza reale, intervento divino, vittoria definitiva sulla morte.
I Vangeli riportano che Gesù, dopo l’ultima cena, cantò un inno con i discepoli, come avveniva nella celebrazione della Pasqua, ed è quindi naturale pensare che, alla vigilia della croce, Gesù abbia intonato, tra le altre, anche queste parole di vita: “Io non morirò, anzi vivrò…!”.
Il versetto ci conduce anzitutto alla consapevolezza di una vita “pericolosa”: “Io non morirò”. La nostra condizione naturale, segnata dal peccato, il cui salario è la morte, anche dopo la redenzione sperimenta una battaglia spirituale quotidiana, caratterizzata da fragilità, da un ambiente spesso ostile e da un nemico il cui metodo – rubare, ammazzare e distruggere – ci è ben noto.
Il testo però, andando oltre, ci dona la preziosa certezza di una vita che non può essere soppressa: “anzi, vivrò”. Non per intervento umano, ma per grazia divina, giacché … Dio ha mandato il Suo Unigenito affinché chiunque crede Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Il dono di questa vita ci è fatto non per meriti, ma mediante la sola fede; infatti… “il giusto vivrà per fede”.
Lo scopo di questa vita miracolosa è chiaro: “vivrò, e racconterò le opere del Signore”. Destinato a morte e vivente per grazia, il credente diviene autore di una testimonianza evidente, pubblica e verbale resa efficace dalla potenza dello Spirito Santo. Così vive la Chiesa: testimonia perché è salvata, vive perché testimonia,
Anche Gesù cantò questo versetto. Egli fu realmente morto, ma ora vive e dalla Sua risurrezione scaturisce la potenza della nuova vita che Lui ci ha donato, ed è da essa che prende forza anche la nostra testimonianza.
Che il Signore ci aiuti a vivere questa settimana nella pienezza della vita che ci ha donato, potendo dire con fede: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Galati 2:20).
