
Lunedì, 22 settembre 2025
Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca (Apocalisse 3:15, 16)
Considerando il nostro testo, pur senza voler generalizzare, si ha spesso l’impressione che la tiepidezza dei cristiani laodicesi venga interpretata principalmente come mancanza di zelo, attività e intraprendenza.
Oggi proveremo ad approfondire un po’ la riflessione.
Anzitutto, il Signore, descrivendo la percezione che i Laodicesi hanno di sé stessi (“Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!”), demolisce le loro certezze non limitandosi a smentire le loro affermazioni, ma portandoli a una riflessione più profonda.
Considerando che il termine “fervente” nell’originale fa riferimento al “bollire”, non sfuggirà a nessuno che l’acqua bolle solo quando aumenta la temperatura, e non semplicemente perché viene “agitata”: non è il movimento esteriore a generare il fervore, ma l’aumento della temperatura spirituale.
Il testo biblico, del resto, descrive una comunità non decadente né dormiente, ma certamente carente di comunione e di amore per Cristo, tanto da mostrarceLo “alla porta intento a bussare” e non al centro dei loro pensieri e della loro azione.
Cari amici e fratelli, queste brevi riflessioni non vogliono certo incoraggiare l’inazione e l’indolenza spirituale, quanto piuttosto favorire la ricerca del “fervore” che Dio gradisce e che ci assicura la Sua approvazione e la Sua benedizione.
Non vorremmo, infatti, trovarci di fronte al paradossale dilemma di dover scegliere tra un’indolenza disubbidiente e un attivismo privo di vero ardore, dimenticando che solo la comunione con Cristo è la fonte del vero fervore spirituale.
Questa virtù, infatti, non nasce dalle capacità, dall’iniziativa o dall’intraprendenza umana, ma è il frutto della comunione con il Cristo Risorto, l’Unico a poter far “ardere il nostro cuore” mediante la Sua Parola vivente ed efficace.
